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2026-09-15

I Tajarin al Tartufo Bianco

  • Sottilissimi fili d'oro all'uovo impreziositi dal re indiscusso dei boschi delle Langhe. L'eleganza della semplicitą nelle terre del vino

Le colline della provincia di Cuneo, modellate dai filari delle vigne e accarezzate dalle nebbie autunnali, custodiscono uno dei sodalizi pił nobili della gastronomia mondiale. I Tajarin al Tartufo Bianco d'Alba sono il simbolo di una cucina che sa essere aristocratica pur partendo da ingredienti elementari: una pasta all'uovo finissima che si fa tela perfetta per accogliere il profumo travolgente del diamante della terra.

Storia e segreti del passato
Le prime tracce scritte dei tajarin risalgono al XV secolo, quando venivano preparati nelle cucine dei casali delle Langhe e del Roero, specialmente in occasione dei giorni di festa. Una delle curiositą pił affascinanti e leggendarie riguarda la ricetta della sfoglia: la tradizione contadina imponeva l'uso di un numero impressionante di tuorli d'uovo, che poteva variare da 30 fino a ben 40 per ogni chilo di farina. Le donne di casa facevano a gara a chi riusciva a inserire pił tuorli nell'impasto, un'ostentazione di ricchezza che rendeva la pasta gialla come l'oro e incredibilmente elastica.

Un altro aneddoto storico celebre lega indissolubilmente questo piatto al primo Re d'Italia, Vittorio Emanuele II di Savoia. Si racconta che il sovrano fosse talmente ghiotto di tajarin da frequentare assiduamente le Langhe non solo per le sue battute di caccia, ma per rifugiarsi nel castello di Fontanafredda, dove la sua amante storica e poi moglie morganatica, Rosa Vercellana (la celebre "Bela Rosin"), glieli preparava rigorosamente tirando la sfoglia al mattarello e rifinendoli con una grattugiata del prezioso tartufo bianco trovato nei boschi vicini.

Descrizione
I tajarin sono tagliolini all'uovo estremamente sottili, larghi meno di tre millimetri, tagliati rigorosamente a mano al coltello dopo aver arrotolato la sfoglia finissima. La cottura č rapidissima, poco pił di un minuto in acqua bollente. Una volta scolati, vengono saltati delicatamente in padella con una base essenziale di burro d'alpeggio di alta qualitą e un goccio di brodo leggero, senza l'aggiunta di formaggio grattugiato che potrebbe coprire gli aromi. Il piatto viene completato direttamente a tavola davanti al commensale, lamellando a crudo il prezioso Tartufo Bianco d'Alba con l'apposito affetta-tartufi, liberando nell'aria note inconfondibili di sottobosco, miele e aglio selvatico.

Un'esperienza sensoriale senza tempo
Questo primo piatto rappresenta l'apice del gusto piemontese. Ogni forchettata č un viaggio sensoriale tra le vigne e i boschi cuneesi, una carezza vellutata che celebra il lusso della tradizione artigianale.


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