Laddove l'Emilia tocca le sponde del Po e guarda da vicino la Lombardia, la cucina piacentina risponde ai primi freddi autunnali con un piatto unico che è pura poesia contadina. I Pisarei e Fasö sono il monumento indiscusso di questa terra: un primo piatto denso, saporito e straordinariamente appagante, nato per sfamare i viandanti e diventato un simbolo sacro di ospitalità e calore domestico.
Storia e segreti del passato
Le origini di questa ricetta sono nobilissime e intimamente legate al Medioevo e al fenomeno dei pellegrinaggi. Piacenza era infatti una tappa fondamentale della Via Francigena, la grande arteria percorsa da migliaia di pellegrini diretti a Roma. Una delle curiosità storiche più affascinanti racconta che furono i monaci dei conventi piacentini a inventare questo piatto per offrire un pasto caldo, energetico ed economico ai viandanti esausti che bussavano ai loro portoni.
Tuttavia, nella ricetta medievale originaria non c'erano affatto i fagioli borlotti che conosciamo oggi (poiché arrivarono dalle Americhe solo secoli più tardi), ma si utilizzavano i fagioli dell'occhio, piccoli e autoctoni. La curiosità etimologica legata al nome divide ancora gli esperti: il termine "pisarei" deriverebbe dal dialetto “pisa” (schiacciare) con il pollice, oppure dallo spagnolo “pisar” (calpestare), ma la leggenda più pittoresca ne fa risalire il nome alla forma dello gnocchetto che ricorda un piccolo pene di bambino (bissa o pissarino in antico dialetto).
Un aneddoto tradizionale piacentino legato alle antiche famiglie contadine racconta che le madri usassero esaminare attentamente il pollice destro delle future nuore: se il pollice presentava il tipico callo o la forma adatta a incavare rapidamente i pisarei sul tagliere di legno, la ragazza veniva considerata un'ottima e laboriosa sposa.
Descrizione
I pisarei sono minuscoli gnocchetti realizzati impastando farina di grano tenero, pangrattato fine e acqua bollente (un trucco della cucina povera per utilizzare il pane vecchio ed economizzare la farina bianca). L'impasto viene filato in sottili cordoncini, tagliato a tocchetti e incavato uno a uno con la pressione del pollice per ottenere la caratteristica forma a conca, ideale per accogliere il condimento. Il sugo (al sug) si prepara facendo soffriggere il lardo pestato alla piacentina con cipolla e un pizzico di aglio. Si uniscono i fagioli borlotti e la passata di pomodoro, lasciando sobbollire il tutto per ore finché non si crea un intingolo denso e cremoso. I pisarei appena lessati vengono saltati direttamente in questo sugo saporito, completati da una pioggia di Grana Padano.
Il ruggito contadino della terra piacentina
Gustare una scodella di pisarei e fasö significa fare un salto nel passato dei vecchi refettori monastici. Un piatto robusto e senza tempo che trasforma ingredienti umili in un trionfo indimenticabile di gusto.
Folkloriamo.it
