La Bella ’Mbriana non è solo un racconto, ma una vera e propria credenza radicata nella tradizione popolare napoletana. Viene considerata lo spirito benefico, protettore e custode della casa, l'antitesi solare del dispettoso Munaciello.
Ecco la leggenda e le usanze reali tramandate nei secoli dal popolo napoletano
L'ORIGINE DEL NOME E IL SIGNIFICATO
Il nome 'Mbriana deriva dal termine latino meridiana. Identifica il sole, la luce e il calore del primo pomeriggio. Nella mente dei napoletani rappresenta l'anima stessa della casa: un'abitazione è "viva" e protetta solo se la Bella ’Mbriana decide di dimorarvi, portando armonia, salute e benessere.
COME SI MANIFESTA NELLA REALTA DOMESTICA
La tradizione vuole che non sia possibile guardarla direttamente in volto. È uno spirito diurno e fugace, ma si segnala attraverso precisi elementi:
- Il movimento delle tende: Si dice che si palesi quando le tende di pizzo si muovono all'improvviso in una giornata di sole.
- La metamorfosi in geco o farfalla: Se un essere umano si volta di scatto e incrocia il suo sguardo, lei si trasforma istantaneamente in un geco comune o in una farfalla prima di sparire. Per questa ragione, a Napoli i gechi in casa sono considerati sacri, portano fortuna e non devono mai essere scacciati o uccisi.
IL MITO DELLA PRINCIPESSA
La leggenda ufficiale giustifica la sua natura benevola con una storia antica: si narra di una principessa napoletana la cui bellezza era il vanto di tutto il regno.
Tutti i principi volevano conquistare il suo cuore, il quale però batteva solo per un uomo di cui si era innamorata con tutta l'anima. Per mesi aveva custodito quel sentimento come il più prezioso dei tesori, incrociando il suo sguardo e sperando che lui leggesse nei suoi occhi lo stesso fuoco.
Una sera, trovando finalmente il coraggio, decise di aprirgli il suo cuore. Il giovane, però, la guardò con freddezza. Il suo cuore apparteneva già a un'altra donna. Con parole cortesi ma gelide, rifiutò il suo amore, lasciandola sola tra le ombre della notte .Quel rifiuto fu come una lama che le spaccò l'anima in due. Il dolore, troppo grande per essere sopportato, le tolse il sonno, poi il sorriso e infine la ragione.
Eludendo la sorveglianza delle guardie, una sera fuggì. Scalza, con indosso solo una veste leggera di seta bianca che sembrava fatta di luce lunare, iniziò a vagare per i vicoli bui dei quartieri popolari. Non cercava la ricchezza, cercava la vita. Voleva fuggire da quel palazzo freddo dove l'amore le era stato negato. Camminava tra i "bassi", le piccole case dei popolani che affacciavano direttamente sulla strada. Attraverso le finestre vedeva famiglie che ridevano intorno a un tavolo di legno povero. Quel calore umano era l'unica medicina che riusciva a placare, anche solo per un attimo, il tormento della sua mente.
All'inizio i popolani si spaventavano vedendo quell'apparizione bianca, ma compresero subito che si trattava di una creatura fragile, innocente e ferita. Ed in molti cominciarono ad accoglierla senza fare domande, lasciandole un pezzo di sformato sul tavolo o coprendole le spalle fredde con uno scialle di lana.
Il Re, disperato, decise di proteggerla da lontano. Inviò i suoi ministri più fidati a percorrere i vicoli della città. Ogni volta che scoprivano quale famiglia aveva aperto la porta alla principessa, offrendole un rifugio per la notte, facevano scivolare segretamente sotto la porta, o dentro una giara sul balcone, un sacchetto di monete d'oro. La casa che la ospitava si ritrovava improvvisamente benedetta: i malati guarivano, il lavoro non mancava mai e la pace regnava tra le mura domestiche.
La principessa continuò a vagare per anni, finché una notte di primavera, dopo essersi addormentata il suo corpo svanì nel nulla, dissolto come nebbia al mattino.
Ma la sua anima non lasciò mai quelle case. La gratitudine verso la gente che l'aveva protetta e amata la trasformò nella Bella ’Mbriana. Diventò lo spirito custode delle mura domestiche, una presenza invisibile ma costante. Da allora, si manifesta come una folata di vento improvvisa che gonfia le tende bianche o come un geco che veglia sul muro, portando fortuna e abbondanza a chi, ancora oggi, le lascia una sedia vuota e la saluta con rispetto quando torna a casa.
LE REGOLE ED I TABU TRADIZIONALI
Per i napoletani che credono alla sua presenza, la Bella ’Mbriana esige profondo rispetto e ha un carattere decisamente suscettibile:
- L'accoglienza: Entrando in casa, i vecchi napoletani usano ancora oggi salutarla ad alta voce dicendo: “Bonasera, bella ’mbriana”.
- L'ospitalità: A tavola si usa lasciare, simbolicamente, una sedia vuota nel caso in cui lo spirito decida di sedersi a riposare. Talvolta a pranzo o cena bisogna apparecchiare anche per Lei
- L'ordine e la pulizia: La ’Mbriana ama le case curate. Una casa sporca o in disordine la rende irascibile, provocando sfortuna.
- I progetti di trasloco: Se si decide di cambiare casa, non bisogna mai parlarne ad alta voce dentro le mura domestiche. Sentendosi rifiutata, potrebbe offendersi e scagliare la sua ira sulla famiglia. Di questi argomenti si discute rigorosamente all'aria aperta.
Il tempo ha cancellato il nome di quella principessa e ha consumato le pietre dei vecchi palazzi, ma il patto d’amore tra lo spirito e la città non si è mai spezzato. Ancora oggi, nelle stanze silenziose dei palazzi antichi o nei vicoli affollati dei quartieri, la Bella ’Mbriana è lì che osserva, invisibile e leggera. Non chiede oro, non chiede sfarzo. Cerca solo quel calore umano che le fu negato in vita. Perciò, quando stasera tornerete a casa, accendete una luce morbida, lasciate una sedia libera a tavola e sussurrate un saluto all'ombra. Lei si siederà accanto a voi, e la vostra casa non sarà mai più un luogo qualunque, ma un rifugio protetto dalla sua eterna benedizione.
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