Sui banchi di tufo di Posillipo, dove il mare respira a ritmo calmo, sorge una creatura di pietra che sembra emergere direttamente dai flutti: Palazzo Donn’Anna.
La storia del luogo, tuttavia, comincia molto prima del palazzo barocco. Molto prima del 1642, sullo stesso scoglio battuto dalle onde sorgeva una splendida villa cinquecentesca chiamata "La Sirena". Era una dimora isolata e magnifica, caratterizzata da una particolarità architettonica straordinaria: un doppio accesso indipendente. Si poteva entrare via terra, scendendo dalla collina, oppure via mare, penetrando con le barche direttamente in una grotta sotterranea scavata nel tufo. Questa conformazione la rendeva il luogo perfetto per nascondere segreti inconfessabili, molto prima che la duchessa Anna Carafa decidesse di abbatterla per commissionare all'architetto Cosimo Fanzago il colosso che ammiriamo oggi.
Il destino ha poi voluto che i lavori del nuovo palazzo si interrompessero bruscamente nel 1647 a causa delle rivolte popolari di Masaniello e della morte della duchessa, lasciando l'opera per sempre a metà. Ma le pietre del palazzo hanno ereditato i misteri della vecchia villa, fondendo le storie di due epoche diverse in un unico, eterno scenario di passioni e oscurità.
IL TRIANGOLO DI SANGUE E LA GELOSIA DI ANNA
Le candele della grande sala proiettavano ombre danzanti sulle pareti del nuovo palazzo. Era la notte del grande ricevimento d'inaugurazione e la nobiltà vicereale si accalcava per omaggiare la padrona di casa, la potentissima duchessa Anna Carafa. Per intrattenere gli ospiti era stato allestito uno spettacolo nel teatro privato della dimora, con una scenografia aperta direttamente sul mare.
Tra gli attori dilettanti c'erano donna Mercedes de las Torres, una giovane e bellissima aristocratica spagnola e nipote della stessa duchessa, e don Gaetano di Casapesenna, un nobile cavaliere napoletano. Gaetano era l'amante segreto di Anna Carafa.
Quando la finzione scenica richiese che i due giovani si scambiassero un bacio, qualcosa cambiò nell'aria. Non fu il tocco leggero previsto dal copione: le labbra di Mercedes e Gaetano si unirono con una passione autentica. Gli occhi della sala si spostarono terrorizzati verso Anna Carafa. Il suo volto si era trasformato in una maschera di ghiaccio, gli occhi ridotti a due fessure di fuoco. Il triangolo amoroso era venuto alla luce nel modo più drammatico.
Il mattino seguente, l'appartamento di Mercedes era vuoto; la ragazza era scomparsa nel nulla, inghiottita dal silenzio del palazzo. Don Gaetano, impazzito dal dolore e divorato dal sospetto che la duchessa l'avesse fatta assassinare o rinchiudere, cercò la sua amata ovunque. Non trovandola, disperato, partì per le guerre in Europa cercando la morte in battaglia come unica liberazione. Anna Carafa rimase sola nella sua immensa fortezza incompiuta, prigioniera della sua stessa spietata gelosia.
GLI AMANTI DI GIOVANNA II D’ANGIO
Secoli prima che Anna Carafa posasse la prima pietra, la leggenda cantava già i segreti di quel promontorio, legandoli alla figura della regina Giovanna II d'Angiò. La sovrana, nota per la sua insaziabile passionalità, cercava un luogo lontano dagli occhi indiscreti della corte dove potersi abbandonare ai piaceri più sfrenati. Trovò nella vecchia Villa della Sirena il suo rifugio ideale, proprio grazie a quell'ingresso marittimo che permetteva una discrezione assoluta.
La regina faceva scegliere i giovani pescatori più belli e i ragazzi più aitanti del golfo. Tra di loro, le storie popolari ricordano soprattutto la figura di Beppe, un pescatore del quartiere di Santa Lucia, celebre in tutta Napoli per il suo fascino e la sua fiera passionalità. Beppe e gli altri venivano condotti a notte fonda all'ingresso sul mare: le loro barche scivolavano silenziose nell'oscurità della grotta sotto la villa.
All'interno, i giovani venivano avvolti dal lusso, tra vini pregiati e le promesse d'amore della sovrana. Ma per gli amanti della regina il sogno aveva una scadenza precisa e spietata. Non appena le prime luci dell'alba coloravano il golfo, la passione di Giovanna si trasformava in calcolo politico e crudeltà: per evitare che i ragazzi parlassero e compromettessero l'onore della corona, la regina li faceva giustiziare sul posto o spingere giù dalle botole segrete della villa direttamente nei gorghi marini. Il mare inghiottiva gli amanti, i cui corpi sparivano per sempre tra le onde, lasciando come unica traccia il silenzio della costa.
ED OGGI?
Oggi Palazzo Donn’Anna resta immobile ai piedi di Posillipo, sospeso tra il mito e la realtà. La sua facciata erosa dalla salsedine e le sue fondamenta che affondano nell'acqua ne fanno un monumento unico, dove la storia scritta sui libri non è mai riuscita a cancellare la forza delle credenze popolari.
I secoli sono passati e i regnanti sono caduti, ma le passioni consumate su quello scoglio rifiutano di svanire. Ancora oggi, nelle notti di luna piena, quando la luce argentea illumina l'architettura del palazzo, la leggenda metropolitana riprende vita. Si dice che l'edificio si ridesti dal suo sonno e che le anime vaghino senza pace tra le mura silenziose, i grandi terrazzi accarezzati dal vento e i sotterranei sommersi dal mare.
I pescatori del golfo giurano di sentire ancora i lamenti di Beppe e degli altri amanti traditi da Giovanna che risalgono dalle vecchie cavità marine, mentre sulle terrazze più alte le ombre eteree di Mercedes e Gaetano continuano a cercarsi e a inseguirsi in un bacio eterno, protetti dall'oscurità del golfo.
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