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2026-09-06

Giacchino mettette a legge e Giacchino fuje mpiso

  • Quando le regole che crei si rivoltano tragicamente contro di te. Questo storico detto napoletano si traduce letteralmente come: Gioacchino mise la legge e Gioacchino fu impiccato!

Il proverbio corrisponde esattamente al modo di dire italiano "chi è causa del suo mal pianga se stesso". Significa che chi stabilisce una punizione severa, una regola rigida o una trappola finisce paradossalmente per caderci dentro in prima persona, diventando la vittima delle sue stesse decisioni. Si usa per commentare con amara ironia la sfortuna di qualcuno che viene penalizzato da un provvedimento, uno scherzo o un blocco che lui stesso aveva fortemente voluto o ideato.

ORIGINI STORICHE E ANEDDOTI
A differenza di molte altre massime popolari, questo proverbio nasce da un fatto storico realmente accaduto ed è legato a un famosissimo personaggio dell'Ottocento:

- Il Re di Napoli: Il "Giacchino" in questione è Gioacchino Murat, cognato di Napoleone Bonaparte e nominato Re di Napoli nel 1808. Murat fu un sovrano molto attivo, che modernizzò la città, ma introdusse anche leggi severissime per difendere il proprio trono.

- La legge fatale: Nel 1808, Murat emanò un durissimo decreto regio: una legge speciale che prevedeva la pena di morte immediata (previo giudizio di un consiglio di guerra straordinario e senza possibilità di appello) per chiunque tentasse di sbarcare nel regno per fomentare rivolte armate contro lo Stato.

- Il paradosso della storia: Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, i Borbone tornarono sul trono di Napoli. Murat non si arrese: tentò di riconquistare il suo regno sbarcando a Pizzo Calabro con un pugno di fedelissimi. Il tentativo fallì miseramente: venne catturato dalle forze borboniche e rinchiuso nel castello locale. Quando i Borbone dovettero decidere come processarlo, applicarono alla lettera proprio la legge che lo stesso Murat aveva firmato pochi anni prima. Venne così condannato a morte in base al suo stesso decreto.

- Il piccolo errore del popolo: Storicamente, Gioacchino Murat fu fucilato il 13 ottobre 1815 e non impiccato. Davanti al plotone d'esecuzione si comportò da eroe, gridando: "Salvate il viso, mirate al cuore, fuoco!". La rima popolare napoletana ha però preferito la parola "'mpiso" (impiccato) rispetto a "fucilato" o "acciso" sia per motivi metrici sia perché l'impiccagione, nell'immaginario dei vicoli, rappresentava la massima espressione della pena capitale.

La morale della favola è una lezione di vita per tutti i "precisini" del mondo. Quando scrivi le regole del gioco, assicurati sempre di non essere il primo a finire in fuorigioco!


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