Iniziamo col dire che questo antico, malizioso e sagace detto napoletano si traduce letteralmente come "La monaca di Sant'Agostino mise due teste sullo stesso cuscino"
Il proverbio è una potente e ironica stoccata contro l'ipocrisia e le doppie vite. Si usa per descrivere quelle persone che in pubblico ostentano un perbenismo esasperato, una moralità impeccabile e un rigore d'altri tempi, ma che poi, lontano dagli sguardi indiscreti, si concedono vizi e piaceri tutt'altro che santi. La metafora della cella monastica tutt'altro che solitaria e del cuscino condiviso serve a smascherare chi ha "specchiate virtù pubbliche e vizi privati".
ORIGINI STORICHE E ANEDDOTI
Questo modo di dire affonda le sue radici nella storia dei complessi monastici napoletani e nelle rigide regole degli ordini religiosi, in particolare quello delle monache agostiniane.
- L'estremo rigore agostiniano: L'ordine delle monache di Sant'Agostino era storicamente noto per la sua clausura strettissima e per una regola di vita comunitaria incentrata sulla totale abnegazione, sulla solitudine della preghiera e sulla castità assoluta. Proprio perché questo ordine rappresentava il massimo dell'austerità spirituale, l'idea che una sua monaca potesse far entrare qualcuno nella propria cella creava il contrasto satirico perfetto.
- Le monache forzate nella Napoli vicereale: Tra il Seicento e il Settecento, Napoli ospitava decine di monasteri femminili. Moltissime ragazze della nobiltà o della ricca borghesia venivano costrette dalle famiglie a farsi monache (la cosiddetta monacazione forzata) per evitare la frammentazione del patrimonio familiare attraverso le doti matrimoniali. Non avendo una vera vocazione, molte di queste "monache per forza" cercavano sotterfugi clandestini per mantenere relazioni sentimentali, dando vita a pettegolezzi e leggende metropolitane nei vicoli della città.
- Il cuscino come prova del reato: Il popolo napoletano, osservatore acuto di ciò che accadeva dietro le alte mura dei conventi, coniò questa massima visiva. Trovare "due teste sul cuscino" di una monaca di clausura era l'evidenza schiacciante del fatto che persino dove si professava il massimo della santità, la natura umana e i suoi desideri finivano per trovare una via di fuga.
EPILOGO
Questo proverbio è la descrizione perfetta di quel tuo conoscente che fa continuamente la morale a tutti, si indigna per ogni minima scorrettezza e promuove uno stile di vita purissimo... e poi lo becchi alle tre di notte nel parcheggio di un fast food mentre divora da solo un vassoio di hamburger unti con le mani, sperando che nessuno lo veda. Ricordati: diffida sempre di chi indossa troppo spesso l'abito da santo, perché sotto la tunica del rigore si nasconde quasi sempre un cuscino matrimoniale abusivo!
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