Nella provincia di Catania si usa questa amara e azzeccata metafora che si traduce con: L'asino che trasporta il vino, beve l'acqua. Una fotografia sullo sfruttamento e il paradosso sociale.
SPIEGAZIONE E SIGNIFICATO
Il proverbio descrive una grande e amara ingiustizia della condizione umana: molto spesso le persone che lavorano più duramente, trasportando, producendo o gestendo beni di grande valore e lusso (il "vino"), sono esattamente quelle a cui viene negato il diritto di goderne, dovendosi accontentare dello stretto indispensabile per sopravvivere (l'"acqua"). È una denuncia disincantata delle sproporzioni tra la fatica fatta e il guadagno ottenuto.
ORIGINI STORICHE E ANEDDOTI
La terra etnea, fertilissima e ricca di vigneti celebri in tutto il mondo per la produzione di vini pregiati, vedeva le carovane di asini trasportare le botti dalle pendici del vulcano fino al porto di Catania.
• La fatica del mulattiere: Gli animali e i braccianti che faticavano sotto il sole cocente per trasportare il prezioso nettare non potevano permettersi il lusso di assaggiarlo: per dissetarsi c'era solo l'acqua delle borraccia.
• La condizione del bracciantato: Riflette la storica condizione dei braccianti agricoli siciliani, che coltivavano prodotti di altissimo pregio ricevendo in cambio una paga da fame.
È la storia di chi lavora dodici ore al giorno nel ristorante stellato a servire caviale e champagne e poi torna a casa a mangiarsi un toast scongelato. Una triste e vecchia storia che l'asino conosce benissimo da secoli!
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