img
2026-09-28

Le Streghe di Triora

  • Tra le rovine della Cabotina e i processi dell'Inquisizione del 1587, la tragica storia vera e i racconti popolari che hanno trasformato il borgo imperiese nella Salem d'Italia.

Nel cuore della selvaggia Valle Argentina, arroccato a quasi ottocento metri d'altezza nell'entroterra di Imperia, sorge Triora, un borgo medievale dal fascino suggestivo noto in tutta Italia come la “Salem del Ponente Ligure”. Tra i caruggi stretti e bui, i portali scolpiti nella pietra nera e le piazze sospese sulla valle, la storia reale e la credenza popolare si fondono indissolubilmente, dando vita a uno dei racconti più cupi e affascinanti della tradizione ligure: il mito delle Basure, termine dialettale che indica le streghe locali.

La Maledizione della Cabotina e la Carestia del 1587
La vicenda trae origine da una tragedia reale. Nel 1587, il territorio di Triora fu colpito da un'insolita ed estenuante carestia. Il borgo, un tempo opulento e considerato il "granaio" della Repubblica di Genova grazie ai suoi fertili terrazzamenti, vide improvvisamente marcire i raccolti e scarseggiare il pane. La disperazione e l'ignoranza spinsero la popolazione a cercare un capro espiatorio. Il dito fu puntato contro un gruppo di donne che abitava nel quartiere della Cabotina, la zona più povera, isolata e diroccata fuori dalle mura cittadine. Secondo il folklore locale, la Cabotina era un luogo maledetto dove le basure si riunivano di notte attorno a un grande macigno per danzare, preparare pozioni con erbe montane come l'belladonna e scagliare malocchi sui campi, trasformandosi poi in gatti neri o raaci per sorvolare i boschi al seguito del demonio.

La Morsa dell'Inquisizione e il "Cranio del Maledetto"
Nel ottobre del 1587, il Consiglio degli Anziani del paese chiamò l'Inquisizione e il vicario del Vescovo di Albenga per far luce sui presunti malefici. Ben presto la situazione sfuggì di mano: il giudice genovese Giulio Scribani arrivò a Triora instaurando un clima di terrore.

Oltre venti donne — e perfino un ragazzo — vennero cacciate dalle proprie case, imprigionate in improvvisati luoghi di detenzione (come la celebre Casa della Megera) e sottoposte a brutali torture meccaniche, tra cui la corda e i cavalletti. Sotto il peso del dolore, molte accusarono amiche e familiari, estendendo la caccia ai paesi vicini come Andagna e Castel Vittorio. Alcune vittime morirono durante gl'interrogatori — come la nobildonna Franchetta Borelli —, mentre altre tentarono la fuga lanciandosi dalle finestre delle prigioni.

Il Lamento tra i Caruggi e la Memoria Viva
Il processo si concluse anni dopo con il trasferimento delle superstiti nelle carceri di Genova e la loro successiva liberazione con il placarsi dell'isteria collettiva, ma il segno sulla comunità fu indelebile.

Oggi, la tragica verità storica ha lasciato il posto a una leggenda immortale. Gli abitanti del posto raccontano che, nelle notti di vento in cui lo scirocco risale i crinali della valle, vicino alla Cabotina o lungo il sentiero della Fontana Soprana sia ancora possibile ascoltare i lamenti, i canti e i passi leggeri delle basure.

I misteri di allora rivivono oggi nel Museo Etnografico e della Stregoneria di Triora e durante la Strigora, la celebre festa d'estate che celebra il folklore e il fascino senza tempo di questo angolo di Liguria.


Folkloriamo.it


Le Streghe di Triora - Folkloriamo.it