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2026-09-28

La Piadina Romagnola

  • Il pane povero ed eterno della Romagna celebrato dai poeti che profuma di casa e di libertà. Il calore del focolare nel cuore della Romagna

Lungo le strade che collegano le colline forlivesi alle piazze storiche di Cesena, l'accoglienza ha un profumo fragrante, tondo e inconfondibile che esce dai tipici chioschi a strisce colorate. La Piadina Romagnola (la Piada) non è un semplice sostituto del pane, ma la spina dorsale dell'identità gastronomica e culturale dell'intera Romagna: una sfoglia sottile cotta su una piastra rovente, capace di trasformarsi nel pasto perfetto se farcita con i salumi e i formaggi cremosi del territorio.

Storia e segreti del passato
Le origini della piadina sono antichissime e risalgono addirittura all'epoca romana, quando si preparavano schiacciate di farina e acqua cotte su pietre calde. Tuttavia, la prima testimonianza scritta ufficiale del termine "piada" risale al 1371, inserita all'interno della Descriptio Romandiole dal cardinale Anglico de Grimoard, che descrisse accuratamente i tributi che le città romagnole dovevano pagare alla Chiesa, menzionando anche questo pane povero fatto di farina bollita. Una delle curiosità letterarie più celebri lega indissolubilmente la piadina al grande poeta Giovanni Pascoli, il quale rimase talmente folgorato dalla sua semplicità da dedicarle un intero poemetto intitolato “La Piada”, definendola solennemente "il pane nazionale dei Romagnoli" e un simbolo di purezza e libertà contadina.

Un'altra curiosità storica divide gelosamente le province della Romagna sulla ricetta e sullo spessore. Nella provincia di Forlì-Cesena e a Ravenna, la piadina tradizionale si presenta più spessa, soda e compatta (fino a 8 millimetri di spessore), poiché l'impasto prevede una quantità generosa di lardo di maiale che la rende morbida al cuore. Spostandosi verso Rimini, invece, la piadina diventa sottilissima e sfogliata (la Riminese o Sfogliata). Nel passato, le donne romagnole cuocevano la piada esclusivamente sul testo di terracotta, un piatto circolare argilloso fabbricato a Montetiffi, un piccolo borgo del cesenate, e il calore della legna donava alla superficie le caratteristiche bruciature scure (le “bolle”), segno dell'avvenuta e perfetta cottura artigianale.

Descrizione
La Piadina Romagnola (oggi tutelata dal marchio IGP) si prepara impastando sulla spianatoia farina di grano tenero, acqua tiepida (o latte), sale e lardo di maiale (nella versione moderna talvolta sostituito dall'olio d'oliva). L'impasto viene diviso in panetti rotondi (i pallotti) che vengono stesi con il mattarello fino a ottenere dischi regolari del diametro di circa 20-25 centimetri. La piadina viene adagiata su una piastra di ghisa o sul testo di terracotta caldissimo, bucherellata rapidamente con i rebbi di una forchetta per evitare che si gonfi troppo, e cotta per pochissimi minuti per lato. Si serve caldissima, tradizionalmente piegata a metà e farcita con prosciutto crudo di Parma, rucola fresca e lo Squacquerone di Romagna DOP, un formaggio freschissimo, cremoso e acidulo.

Il ruggito di un'accoglienza senza confini
Mangiare una piadina romagnola significa fare un tuffo nella cultura gioiosa e generosa di questa terra. Un cibo semplice ed eterno che unisce le persone attorno al calore di una tradizione che non smette mai di emozionare.


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