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2026-09-21

Il Calafato

  • L'artigiano che rendeva impermeabili gli scafi di legno nei cantieri della Liguria. Il mestiere che impediva al mare di entrare

Costruire una barca di legno significava affrontare un problema fondamentale: l'acqua.
Anche uno scafo costruito con grande precisione poteva presentare piccoli spazi tra una tavola e l'altra e aveva bisogno di essere reso impermeabile prima di poter affrontare il mare.

Era questo il compito del calafato, una figura specializzata nei vecchi cantieri navali.
Il suo lavoro consisteva nel chiudere e impermeabilizzare le giunzioni dello scafo utilizzando materiali adatti a resistere all'acqua e ai movimenti dell'imbarcazione.

Il calafato lavorava quindi dopo o insieme agli altri artigiani che costruivano la struttura della nave.
Il suo intervento era indispensabile perché una buona costruzione navale non dipendeva soltanto dalla forma dello scafo, ma anche dalla sua capacità di rimanere asciutto all'interno.

Il legno e le sue giunzioni
Le tavole dello scafo dovevano essere accostate il più possibile, ma il legno è un materiale vivo e può modificare leggermente le proprie dimensioni in funzione dell'umidità e delle condizioni ambientali.
Per questo la semplice presenza delle tavole non era sufficiente a garantire l'impermeabilità.

Il calafato interveniva nelle giunzioni inserendo materiali fibrosi e successivamente applicando sostanze protettive e impermeabilizzanti.
Il procedimento richiedeva precisione perché il materiale doveva essere distribuito in modo uniforme lungo le linee di giunzione.

Una lavorazione eseguita male poteva creare infiltrazioni e compromettere la sicurezza dell'imbarcazione.
Per questo il mestiere richiedeva esperienza e grande attenzione ai dettagli.

Il calafato nel cantiere ligure
Nei cantieri della Liguria il calafato lavorava accanto al maestro d'ascia e agli altri artigiani specializzati nella costruzione delle imbarcazioni.
Il cantiere era un luogo nel quale ogni fase dipendeva dalla precedente.

Prima veniva costruita la struttura dello scafo, poi le tavole venivano posizionate e fissate e successivamente il calafato poteva procedere alla sigillatura delle giunzioni.
La sua opera doveva seguire attentamente la geometria dello scafo e rispettare le caratteristiche del materiale.

Il lavoro poteva essere svolto in posizioni scomode e richiedeva spesso di rimanere per molto tempo vicino alla superficie dello scafo.
Gli strumenti erano semplici ma dovevano essere utilizzati con grande precisione.

Una competenza nata dal mare
La diffusione del mestiere in Liguria è legata naturalmente alla grande tradizione marinara della regione.
Pesca, commercio e navigazione avevano bisogno di imbarcazioni robuste e affidabili.
Ogni barca rappresentava quindi un investimento importante per la famiglia, il pescatore o l'armatore che la utilizzava.

La manutenzione dello scafo era altrettanto importante della sua costruzione.
Una barca di legno doveva essere controllata periodicamente e sottoposta a interventi per mantenere efficiente l'impermeabilizzazione.

Il calafato poteva quindi essere chiamato non soltanto durante la costruzione di una nuova imbarcazione, ma anche per riparare e mantenere in efficienza quelle già utilizzate.

Il declino dei cantieri tradizionali
L'arrivo delle imbarcazioni costruite con metallo e materiali moderni ridusse progressivamente il ruolo del calafato tradizionale.
Le tecniche di costruzione cambiavano e la necessità di impermeabilizzare manualmente grandi superfici lignee diminuiva.

Anche la diffusione di materiali compositi e di moderni sistemi di sigillatura trasformò profondamente il lavoro.
La figura del calafato divenne quindi sempre più legata alla conservazione delle imbarcazioni tradizionali in legno.

La scomparsa della funzione quotidiana non significò però la cancellazione del sapere.
Nei restauri di barche storiche le tecniche tradizionali possono ancora essere necessarie e richiedono artigiani capaci di lavorare rispettando la struttura originaria dell'imbarcazione.

La memoria dei calafati
In Liguria esistono iniziative dedicate proprio alla conservazione della memoria di questi antichi mestieri.
Il Cantiere della Memoria alle Grazie conserva strumenti appartenuti a maestri d'ascia e calafati e racconta la collaborazione tra queste figure professionali nella costruzione delle imbarcazioni tradizionali.

È una memoria importante perché il calafato rappresentava una professione poco visibile rispetto al comandante o al pescatore, ma senza il suo lavoro una barca di legno non avrebbe potuto svolgere correttamente la propria funzione.

Il suo mestiere dimostra inoltre quanto la sicurezza in mare dipendesse da una serie di dettagli apparentemente piccoli.
Una tavola ben posizionata, una giunzione correttamente sigillata e uno scafo sottoposto a manutenzione potevano fare la differenza durante la navigazione.

Un mestiere nascosto sotto il fasciame
Il lavoro del calafato aveva una caratteristica particolare: una volta terminato, gran parte di ciò che aveva fatto non era più visibile.
Il suo successo consisteva proprio nel non farsi notare.
Se l'acqua non entrava nello scafo, significava che il lavoro era stato eseguito correttamente.

È una bella metafora degli antichi mestieri.
Molte delle competenze più importanti erano legate a lavori che non attiravano l'attenzione, ma dai quali dipendeva il funzionamento dell'intera comunità.

Il calafato appartiene a questa categoria.
Lavorava tra legno, fibre e strumenti, spesso lontano dai riflettori, ma contribuiva a rendere possibile la vita marinara della Liguria.

Oggi, quando una vecchia imbarcazione di legno viene restaurata e torna a galleggiare, anche il lavoro del calafato torna idealmente alla luce.
Perché sotto ogni tavola ben sigillata vive la memoria di un mestiere antico che aveva imparato una cosa essenziale: per andare per mare, prima di tutto, bisogna riuscire a tenere il mare fuori dalla barca.


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